cose da non perdere

caro d., cara s., all’inizio del settembre, le cose da non perdere sono queste:

l’apertura per una estate aperta, il ricordo del bello che battezzava i giorni di vacanza, il bacio sotto il vischio benaugurante, il ricordo o il ritorno del cuore, l’emozione grande: 8 agosto.

di quella sera a La Scola voglio ricordare il magnifico cipresso di 7 secoli, la pianta del cappero in fiore, gli scalini di pietra,  il cielo buio profondo, le lacrime che mi rigavano la faccia, il bisogno di me per me, la voce di pino e le note iniziali delle canzoni care come il sangue mio, la sensazione di ritrovarsi a casa dopo tanto tempo, l’affetto grande che ho per queste parole e questa musica.

 
21 agosto: il totem di pietre che sono riuscita a fare a cala leoni. c’era un uomo a riva che assomigliava a bruno ganz, fischiettava e appoggiava i sassi instabili finché non restavano fermi in equilibrio. l’ho fatto anche io e ci sono riuscita, e i sassi mi hanno parlato di cose impossibili che si possono fare. è stata una prima volta, e il sole scendeva sul mare.
 

22 agosto: i radiohaed a tirrenia, in un locale lungomare che ci ha rifocillato di zuccheri. l’ambiente vuoto e bianco e la voce rarefatta di un disco che ascoltavo dieci e più anni fa, quando per esempio eravamo nella Y10 di n. diretti ad ancona per prendere il treno per il primo concerto del primo maggio della mia vita.

pablo honey e la crema al caffè, io che non riconosco un’orchidea di plastica, il pratino tagliato le luci a forma di grandi-fiori-in-vaso che intristivano tutto. la voglia di dormire, la conversazione forzata, il tempo del tempo. thom yorke veniva fuori da dietro le panchine in penombra.

24 agosto: la chiesa, la zuppa, i fulmini, la musica a valle benedetta. la carica elettrica dell’aria, una notte lontana dalla città. quella sera abbiamo rincontrato giovanni, giulia, donatella, tina. chilavrebbemaidetto che ci saremmo rivisti così presto? il borgo era in festa. noi avevamo l’ultima sera a disposizione a livorno. le signore avevano preparato da  mangiare, le bancarelle vendevano miele, amaro, presine fatte in casa. pandispagna con la nutella, l’aria fresca della collina, il pensiero a silvia lontana. (eravamo vicini al radar, forse quel pensiero è riuscito ad essere catturato e spedito fino in perù.) la cena serena, poi la ragazza con il vestito rosso ha cantato nel cortile della chiesa, nel cortile di casa di tutti. son venuti i lampi, un cane nervoso, i tuoni lontani e l’aria bassa.

non ho paura dei fulmini, ma a volte sì. quella volta un po’ sì.

siamo ritornati in città, dove ognuno trova rifugio in qualcosa, anche nel televisore. noi, alla fine, nella sala biliardo a giocare con le stecche.
 
della sardegna, ancora poche parole.
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