cartolina dal camper (e dai piedi)

girare in camper non è stato come m’aspettavo. sarà stato il motore del ’86 che ci rintronava le orecchie, la velocità massima di 80km orari, la puzza nascondina della stoffa o della fòrmica ormai sfatte. o semplicemente la strada, ancora troppo corta, che ci mordeva il sedere per tornare a casa subito, per andare ben più oltre. oddio, giusto giusto nel ben mezzo del mediterraneo.
o saranno stati i sedili così comodi che non aiutavano nello slancio vitale per fare panini, stappare bottiglie, sistemare le casse dello stereo aggiunte una decina d’anni fa.
siamo rimasti fermi a spezia due giorni. due giorni fatti di attesa, letture e giri in bicicletta. di ricerca del basilico, di guardare il mare puzzolente del porto, di familiarizzare con i grandi alberi del giardino pubblico. due giorni in cui giravo fino alle 16, poi si andava a cambiare l’acqua del camper, in un’area di sosta attrezzata che nemmeno il ricordo più sbiadito della trasandetezza di certi posti familiari della mia infanzia. cani, mosche e la bruttezza dello sterrato.
nei giorni del camper siamo andati a trovare Giovanni. una versione italiana, ridotta e anarchica della Città Incantata. dopo il passaggio nel bosco valle benedetta ci accoglie con un bel respiro che arrivava fino al mare. lungo la strada d’accesso erano a fare tai chi i nuovi personaggi con cui avremmo condiviso l’intera giornata. non ci siamo legati molto, era la valle a legarci i piedi, lungo il cammino del pomeriggio a parlare di piante selvatiche commestibili, la strada con pietrisco nero portato dai frati fino al monastero abbandonato. snoopy e giuno correvano giocando. il suono delle cicale, delle scarpe sulla strada di terra, del vento negli alberi, delle voci intermittenti.
non ci siamo legati molto agli altri, ma il cibo condiviso univa le pance. con il silenzio degli occhi mi sono sentita appendice, e solo alla fine, prima della buonanotte, giovanni mi ha preso per le spalle dandomi appuntamento per il mattino, per le maschere, per parlarne un po’. ma la sua notte di grappa e canzoni sarebbe stata troppo corta per vederci la mattina dopo.

rimane un punto, il legame dei piedi con quella terra pacifica, onesta e bellissima. l’avremmo risentita presto.

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