i mormoni non fischiano [oldest is easier]

Chissà cosa stavo fischiettando quel giorno, sull’ultimo sedile a sinistra del 13 tornando verso casa. Di sicuro fischiavo, perché ad un certo punto ho sentito picchiettarmi la spalla destra, così mi sono tolta l’auricolare e ho guardato il ragazzo seduto accanto a me.
Aveva i capelli corti, la camicia azzurrina con le maniche corte, col taschino, i pantaloni scuri, non dei jeans.
-Sì?
-Come si chiama quello che sta facendo? -In un italiano incerto, cercando di fischiare, agitando un dito.
Ho girato gli occhi a sinistra, l’ho guardato di nuovo.
-Fischiare! Fiu fiu fiu. Fischiare.
-Oh, fis tiare.
-Sì, fischiare.
-Scusi ma non conosco bene l’italiano e quando non so le parole… così io. Gesticolando con la mano destra, la libera da una cartella.
-Certo, certo. Da dove vieni?
-Dall’america.
-Dall’america, bene.
-E lei, qui studia?
-No, lavoro.
-Ah lavora, e che lavoro fa?
-Faccio dei progetti per bambini. Per esempio dei cuscini per ascoltare le ninna nanne. Mimo il gesto dell’ascolto dei cuscini.
-Ooh, bello. Bene. E sta bene?
-Bè, sì.
-Bene.
-E tu? Stai studiando qui in Italia?
-Sì, io sono mormone…
-Ah!
-…e siamo qui – indicando il suo collega vestito come lui, ma con una giacca addosso, seduto in un altro sedile, vltato verso di noi, che ci guardava – per frequentare una chiesa. Lo dobbiamo fare, almeno un anno, prima eravamo in Svizzera, e poi torniamo a casa. Prima di cominciare.
-Ma dai? Dici sul serio? Devi fare un periodo fuori e poi tornare in America?
-Eh sì.
-Ma quanti hanni hai?
-20 -Che colpo.
-E lei?
-27.
-Però, ma non mi dare del lei, dammi del tu!
-No, noi non possiamo dire tu agli sconosciuti.
-Ma sei mormone perché l’hai scelto o perché i tuoi genitori lo sono e così anche tu…
-Ehm. Sì, i miei genitori lo sono, ma io sono felice così. Io so perché sono qui. Buco nel mio petto, lo fissavo come se avessi davanti un bicefalo.
-Ah. Beato te.
-E lei non va in chiesa?
-Eeeh… no. Non è per me, proprio no.
Mi ha sorriso.
-Ma non hai freddo?
-Oh no, sto bene così. Forse ora dobbiamo scendere, è la fermata Ragno?
-Sì è la prossima, ciao allora.
-Ciao, grazie.
-Ciao.
Avrei voulto rimanere sul bus fino a San Ruffillo, per pensarci su per altri dieci minuti, invece sono scesa la fermata successiva, faceva un freddo anche se marzo, e ripensavo alla camicia a maniche corte e ai modi garbati di quel ragazzo che di sicuro ne sa molto di più di me e dei miei amici messi insieme, con tutto che lui sa perché è al mondo, anche se i genitori sono mormoni, che deve sbattersi in giro per il mondo prima di diventare un vero mormone, al freddo con le camicie a maniche corte, con la curiosità di sapere come si dice fischiare in italiano, che non lo sapeva e voleva scoprirlo.
Dio, vorrei incontrarli più spesso i ragazzi che mi chiedono come si dice “fischiare”. Dio dei mormoni, vorrei insegnare a fischiare ai ragazzi garbati in maniche di camicia.
Comunque molto probabilmentestavo fischiando La gata di Amparo Sanchez.

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