ir budello di tu’ ma’

di quel budello che non è altro, di quella zozzeria della mattina che piove e sei umida sulla pelle e hai appena fatto la doccia e hai i capelli fatti di vaporella,
ir budello de’ 30 anni de budelli de rabbia de quelli che t’hanno tiratu su in una gabbia di pescimbamboli a pensare a come sbucciare i lupini, a pensare.
ir budello di tuo fratello che poveraccio sempre quella faccia da stronzo ce l’avrà per tutta la vita poi magari a volte non lo è ma secondo me un pochetto lombroso c’aveva preso, un pochetto.
ir budello dell’amici che mori’mmazzati se ce se ascoltia mai tra di noi una volta.
ir budello dei sassi nello stagno che dovresti andartene affanculo
ir budello.
porca buttana.
dire le parolacce.
a voce alta, poi.
parlare da sola, maledire i vecchi, parlare da sola, stare ingrugnita, la bicicletta, le buche, gli autobus, lo smogghe, i pakistani sono troppo cari, ir budello de rashid sotto casa, le zanzare alle sette meno un quarto, la bicicletta, il culo sudato, la borsa che se scuce, il risotto lento lento, le foglie secche ‘un colpo glie pijasse, la pella morta del sole che se ne va, svegliarsi la mattina prima della sveglia, sempre prima, per ricordare sogni brutti, poco sereni, lo psicanalista, lo psicologo, lo psico, la vecchia zia strega, il passato che non è passato, pensavo fosse passato invece eccolo, piacere, sono il suo passato, ma non esisto. ah, piacere, ir budello di tu’ ma’.

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