alla fine della fiera

alla fine della fiera del libro per ragazzi di bologna, le conclusioni più banali e approssimative che posso dare sono: l’illustrazione sbaraglia come al solito il testo, cercando nell’editoria per più piccoli una terra di mezzo fertile dove far correre colori e inchiostri senza limiti di sorta; gli illustratori francesi amano il collage e quelli inglesi la linea essenziale (cit. sev); gli stand degli editori stranieri sono stupendi e i lecca lecca della penguin sono dolci e colorati, anche se nascondono un nocciolo al sapore di cioccolato che rovina tutta l’attesa del mordicchiare il bastoncino bianco.

ma no: c’è ancora questo: chi si chiede realmente cosa significa fare libri per bambini? in che posizione si pongono gli illustratori con questa particolare fascia di lettori? Beppe Giacobbe nell’incontro per festeggiare i 10 anni di Orecchio Acerbo ha detto che tra  disegnare per adulti in un quotidiano o disegnare per bambini in un libro di OE non c’è differenza. lui adopera lo stesso metodo, perché i bambini capiscono. sì ma, che cosa vuol dire? ed è giusto pretendere sempre che un illustratore sia consapevole della propria arte per i bambini o è un compito affidato all’editore che lo sceglie?

nella fiera del libro per ragazzi ogni anno viene ospitata la mostra dell’illustrazione proveniente da un paese diverso, di anno in anno diverso. questa volta è toccato alla Lituania. parallelamente, viene allestita anche una mostra di illustrazioni di artisti provenienti da tutto il mondo, come migliori produzioni artistiche. entrambe le proposte sono sempre molto interessanti.

io ho studiato pedagogia, e la letteratura per l’infanzia mi ha conquistata inaspettatamente con l’incontro di libri che mai avrei pensato di leggere. il mio percorso da lettrice e appassionata di testi per l’infanzia si è accompagnato all’esplosione degli albi illustrati e non nascondo la fatica di formare una competenza per riconoscere un buon libro per bambini da un palese scorzone. non che mi senta preparata ancora in merito, vista la ricchezza e la frequenza delle nuove proposte. ma quello che dal mio punto di vista manca, o che almeno non è abbastanza valorizzato, considerando che a bologna è nata la prima cattedra universitaria di letteratura per l’infanzia, è uno spazio sufficientemente valorizzato dedicato al valore educativo del libro. è come se il testo in sé, di un libro o albo che sia, per bambini o ragazzi, non avesse la stessa importanza delle immagini, o che il legame tra testo e illustrazione sia by-passato dall’impatto della seconda sul primo.

forse non sono stata bene attenta, forse non si può chiedere a una fiera, luogo principalmente commerciale, di porre delle riflessioni epistemologiche. forse, come al solito, ho visto pochi bambini (ne ho incontrati 4!) girare tra gli stand e avere la possibilità di dire: questo libro mi piace, questo no.

e ancora: quando arriverà il cambio generazionale dei nostri maestri che hanno dato tanto, tantissimo, per accogliere nuove prospettive, nuove impostazioni, uno sguardo verso il futuro piuttosto che un ricordo del fulgido passato?

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