era verde l’altura

Caro Simone Massi,

la cosa che mi attira di più è il tono di voce dei disegni che fai. parti dal nero e ne togli per far riemergere l’mmagine, e più riaffiora, e meno fa male. ma il punto è che riaffiora poco, la tua immagine, così tutto il racconto fa male. i graffi si sentono, il nero è fermo, il silenzio non è tolto dalle parole che ti hanno stampato sopra. quell’aria da gabbia o da tempo immobile io la conosco, l’ho conosciuta, la conoscevo. mi riporta a quando guardavo le cose e prendevo le misure con gli occhi.

il silenzio mi ha sempre fregato, perché contiene tutto quello che puoi immagnare. il cane che ti fissa sembra sappia qualcosa, ma magari non sa niente. i ragni del soffitto hanno un motivo per essere lì, le botti vuote anche. ero io, e lo sono ancora, che non ho un motivo per essere qui. e il silenzio mi ha sempre fregato, perché contiene tutte le direzioni, e ovviamente non se ne prende nessuna, in attesa dell’implosione.

era verde l’altura, anche se in verità è nera. perché nero diventa il silenzio pesante, gli sguardi fermi, il freddo e quello che verrà dopo.

 

via

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